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	<title>bambinifuori</title>
	<subtitle type="html">
		Diario di un viaggio in un fuori che è la strada di Bucarest che d'inverno diventa un dentro: dentro i canali, diventa un sotto: sotto la strada e torna ad essere un fuori: fuori da ogni senso. O forse anche qui c'è un SENSO?
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  <updated>2004-09-16T20:01:35Z</updated>

    
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        <title type="html"><![CDATA[In breve]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>Solo per dire che oggi abbiamo preso le analisi dei ragazzi che abbiamo portato al Colentina: incredibilmente tutto in regola. Nè Mariana nè Remus hanno l'epatite C. Una fortuna visto che Mariana è stata molto tempo con Laurentiu. Risulta che sia Remus che Vali abbiano avuto in passato l'epatite B. Passata senza accorgersene. Dove li portiamo solitamente testano solo la risposta specifica perciò rilevano solo la malattia in atto. Mi pare però, ad occhio, che la rilevanza delle epatiti sia impressionante. Anche la A è diffusissima. Non solo tra i bambini di strada: almeno 2 o tre colleghi hanno avuto la A ed uno la B. Sarebbe interessante avere dei dati epidemiologici. Chiaramente B e C sono un discorso, A un altro. </FONT></P>
<P><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>Remus non aveva i documenti l'altro giorno e non lo abbiamo portato al colloquio di lavoro. Laurentiu era sparito. Remus lo portiamo domani, per Laurentiu (che è ancora irreperibile) ha prevalso la mia tesi e lo porteremo ad una associazione che li fa lavorare solo un po' in un ambiente protetto e, nel frattempo, lavora con loro con degli assistenti sociali.</FONT></P>
<P><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4></FONT>&nbsp;</P>
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        <published>2004-09-16T20:01:35Z</published>
        <updated>2004-09-16T20:01:35Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[E' ANDATA]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>La giornata è andata abbastanza bene. Sia Florin che Gabi sono rimasti nelle rispettive case. La madre di Florin è malata di tubercolosi in stato molto avanzato. Non lo ha mai dichiarato. Questo è un problema: si dovrà procedere ad una registrazione tardiva. La cosa andrà per le lunghe. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>La madre di Gabi è convinta che lui stia in un istituto. Sembra volergli molto bene e Gabi pare ricambiare. Abbiamo ricostruito molte cose della vita di questo bambino ed alcune legate ad altri personaggi della strada.</FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Ora sono proprio cotto: ho un gran mal di testa. Spero di raccontare alcune cose perché il rapporto di questi bambini con la famiglia mi pare estremamente importante per gettare un po’ di luce sul sistema bambino-strada. </FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Domani, tra le varie cose, portiamo Laurentiu e Remus in una ditta di pulizie perché li assumano. Trovo che proporre questo a Laurentiu sia stato un grosso errore. Ad ogni modo vedremo.</FONT></FONT></P>
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        <published>2004-09-14T18:23:25Z</published>
        <updated>2004-09-14T18:23:25Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[Cecilia]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Dall’Italia mi arriva notizia che la piccola Cecilia se ne è andata. Lo sapevamo e lo sapeva lei che quel suo cuore montato alla rovescia non l’avrebbe fatta diventare grande. Ci sono tante cose alla rovescia a questo modo che durano da ben più di 14 anni.</P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Mi sono chiesto tante volte cosa vuol dire crescere sapendo che non si diventerà mai grandi. Ma infondo che differenza c’è? A quattordici o novanta anni a tutti verrà chiesto di essere grandi prima di essere cresciuti abbastanza. </P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Buon sentiero Cecilia<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN></P>
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        <published>2004-09-13T21:37:40Z</published>
        <updated>2004-09-13T21:37:40Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[Piccoli successi]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>Domani andiamo in un paese fuori Bucarest. Andiamo a casa di Gabi. È parecchio che tento di convincerlo, non c’era verso: non voleva che andassimo. Mille scuse. Alla fine mi ha confessato che non vuole che sua madre sappia che si droga, che è un bds. Lo immaginavo. In realtà avevo il dubbio tra questo e la vergogna di mostrarci la sua casa (che pure è una cosa comune in bds. Sicuramente ne parla Lutte 2000 e mi pare anche Lucchini).</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>L’importante è che lo abbia convinto. Gabi è risultato positivo al test per epatite B e C. All’ospedale gli hanno prescritto vitamine e gli hanno detto di tornare un mese dopo con la Madre. In realtà oggi ho parlato con la dottoressa che ha in cura Laurentiu [epatite C (se non racconto a breve la sua situazione qualcuno me lo ricordi perché è emblematica)]. Mi ha fatto capire senza tanti veli che la sua collega ha piantato lì una scusa per non dare l’interferone a Gabi. È una cura molto costosa e se c’è il rischio che il paziente non la segua correttamente non la sì da. Quanto alla questione che sia un minore non sa: “bisognerebbe consultare un giurista”. Quanto a Laurentiu, qualcuno ha garantito per lui (e, dico io, ha anche unto con valuta gli ingranaggi volontariamente inchiodati della sanità rumena). In realtà le situazioni di Laurentiu sono praticamente identiche. Entrambi vivono in “groapa” (buca) davanti al TNB. Per entrambi le vie di contagio possono essere la siringa (si sono iniettati di eroina) o i rapporti sessuali non protetti. In particolare entrambi sono noti per racimolare denaro andando con gli stranieri che aggiungono numerosi attratti dalla fama dei bambini rumeni: “con due lire gli fai fare quello che vuoi” (cito a memoria da Frassi). Laurentiu 16 anni, Gabi 14.</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>Oggi all’Ospedale Colentina abbiamo portato a fare le analisi alcuni altri perché qui fanno anche l’epatite C mentre dove andavamo prima avevano solo B, HIV e Sifilide. In particolare c’erano Remus e Mariana. Mariana è l’ex di Laurentiu. Come usciranno? Speriamo. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>In tutto oggi abbiamo fatto un carico di 5 bds verso Colentina –tra questi anche Radu in spedizione antirabbica: l’infermiera lo ha riconosciuto e ci ha proposto un abbonamento, lui felice come non mai. Poi…</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4>Vabbè: una giornata lunga. Speriamo bene domani. Alle 9 vado a svegliare <I style="mso-bidi-font-style: normal">in groapa</I> Gabi e Florin li porto a lavarsi a Parada poi ci carica Leo: casa di Florin, ancheta sociala (inchiesta sociale? Credo?), certificato di nascita e lo iscriviamo a scuola. 12 anni. Poi da Gabi.<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;</SPAN></FONT></FONT></P>
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        <published>2004-09-13T21:24:38Z</published>
        <updated>2004-09-13T21:24:38Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[Dicevamo...]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>...sì il blog piange. Un aggiornamento al mese è un po’ poco. Vediamo di cominciare.</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>Riassumendo. Sono in Romania per fare pratica con una borsa di un progetto UE. Di fatti “l’azienda” che mi ospita è una associazione che si occupa dei diritti del bambino: Salvati Copiii (si legge Salvazi), membro della rete internazionale Save the Children. Io precisamente lavoro nella “Squadra di strada”. In strada ci sono i “bambini di strada” propriamente detti (anche detti permanenti, abbrevio con bds), ci sono i bambini che lavorano in strada (perlopiù chiedendo l’elemosina sorvegliati da genitori o da qualcuno che gestisce il giro), ci sono famiglie che non hanno casa, ci sono ex bambine di strada (ex è riferito solo a “bambine”, non a “di strada”). </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Qualcuno mi ha chiesto notizie sulla situazione dell’infanzia in Romania. A me piacerebbe avere una stima del capitale che entra in Romania grazie ai bambini. </FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Parliamo di turismo sessuale? Anche. Un pedofilo entra nel pese e comincia a pagare. Camere in affitto. Qualcosa ai bambini. Qualche intermediario. La polizia… Quando ho letto il libro di Frassi (mi pare si intitolasse “I bambini delle fogne di Bucharest”), mi sono detto: ecco il tipico giornalista che ha in testa un libro, fa un giro nel posto che vuole descrivere, scatta qualche foto che faccia presa e poi adatta la realtà a quello che ha nella testa. Frassi aveva nella testa la pedofilia e poco altro. Ad oltre un anno di distanza confermo il fatto che il libro descriva male la realtà, romanzandola, rendendo un cattivo servigio a chi vuole conoscerla e a chi vuole sia conosciuta. Sulla stima del problema pedofilia devo ricredermi: sono tanti. </FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Parliamo di fondazioni? Quando arrivarono in occidente le prime notizie sui bambini Rumeni a molti si strinse il cuore. Non hanno casa? mandiamogli tende. Hanno fame? Mandiamo viveri. Freddo? Sacchiappelo. Geniale! Così a Gara de Nord (la stazione nord, zona in cui si è sempre concentrato un cospicuo numero di bds) si vedevano bambini azzuffarsi per raggiungere una brodaglia che poi tiravano appresso ai volontari perché non aggradava loro. Si potevano comprare sacchi letto da alta montagna per pochi lei (valuta rumena) dai bds che non sapevano cosa farsene. </FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>Le radici cristiane dell’Europa. Cosa pretendevamo di trovar scritto nel vangelo: “ero bds e mi avete reintegrato in famiglia, dato un istruzione, costruito una società vivibile”…? Dice: “Ero affamato e mi avete dato da mangiare”! E poi continuerete a darmelo perché se a me capita di avere qualche leu in tasca ci vado a comprare l’aurolac che se è di quello buono finisce pure che mando giù la ciorba che mi passano alla gara se no trovo qualche turista che mi prende un Happy Meal da Mc Donald. Poi si sa che poveri-bambini-si-drogano-per-non-sentire-la-fame.</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Insomma primi interventi assistenziali. Poi si comincia a capire e si aprono le “fondazioni”. “Fundatie”. Organizzazioni che nascono di solito su iniziativa di stranieri, con soldi stranieri, spesso anche con molti operatori stranieri. A quasi 3 lustri dalla rivoluzione tutte le fondazioni che conosco devono la loro sussistenza principalmente a fondi esteri. La stessa associazione per cui lavoro è ancora legata ai finanziamenti di Save the Children Svezia che doveva aiutarla solo per i primi anni. Reggendosi su fondi privati ogni fondazione adotta criteri propri (più o meno nel rispetto delle sempre opinabili ed aggirabili leggi Rumene). </FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Però l’Europa, dalle radici cristiane, dal tronco in su è laica. Se un bambino affamato scuote le sue radici, un maggiorenne, tossicomane, ladro, stupratore, menefreghista appena può sfiorarne le fronde. Ergo il bds al compimento del diciottesimo anno di età non fa più pena a nessuno. Peccato che ormai è dipendente dagli aiuti, molto più che dall’aurolac. Nessuna delle fundatie lavora con gli ex bambini della strada divenuti adulti (e rimasti nella strada poi ci sono molte che portano avanti ragazzi entrati in programma prima). Una o due arrivano ai 20 anni di età, le altre si fermano a 18. Perché? Perché il bambino ha bisogno di chi si prenda cura di lui. Se nessuno lo fa, suscita pena. La pena scuote le coscienze. Mano ai portafogli. Le coscienze si quietano. Un adulto deve sapersela cavare da solo. Non fa pena. Coscienze quiete. Portafogli nei foderi. Sì però quando era bambino nessuno… Chissenefrega! </FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Di fatto in strada ci sono molti più giovani che bambini. Le fondazioni lo sanno. Ufficialmente il loro programmi continuano ad essere indirizzati ai bambini. Però spesso i fanno eccezioni e tentano di aiutare come si può. Creando maggiore confusione di quella che già c’è.</FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>La confusione è dovuta primariamente al fatto che ogni fondazione è libera di fare quel che vuole, come vuole e con chi vuole. Deve rispondere solo ai propri finanziatori –che spesso si accontentano di foto e racconti commoventi. Quindi se una associazione decide –ad esempio- di non portare cibo in strada per non rende l’ambiente-strada un luogo confortevole in cui restare dovrà fare i conti con le idee a proposito degli altri operatori. Basta che uno non sia d’accordo e tutto va in aria. Vi assicuro che anche nelle stesse fondazioni capita che i singoli operatori adottino metodi e criteri tanto differenti da rendere impossibile ogni credibilità. Dell’organismo statale, la DPC (direzione per la protezione dei bambini), meglio neanche parlare. </FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Non mi dilungo più ma il concetto è: conviene a qualcuno risolvere il problema? I bambini in situazioni di disagio attraggono finanziamenti stranieri. Con questi si creano posti di lavoro. Conosco una quantità impressionante di gente che lavora nel “sistema”. Non credo che in Italia ci sia così tanta gente che si occupa di questo campo. Ad ogni modo il problema sarebbe diverso perché qui i soldi non sono investiti dallo stato. Se la situazione migliorasse gli investimenti dell’internazionale dei cuori teneri si sposterebbero su altre emergenze più gravi e meglio mediatizzate. Non voglio dire che ci sia un complotto per mantenere in strada i bds però non ci si può neanche lamentare se il “sistema” sia ben lungi dal “fare sistema” e che la macchina giri a vuoto. </FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Io mi riferisco ai bds perché è il settore con cui principalmente lavoro io. Il problema dell’infanzia in Romania non si limita a questo. Rimanendo alla strada, i bambini che lavorano in strada sono un numero sempre crescente. Solitamente chiedono l’elemosina mandati dalle famiglie o spesso da persone che li hanno comprati o affittati dai genitori o li hanno semplicemente raccolti dalla strada. Un bambino può essere una fonte di guadagno per parecchi adulti. </FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>L’abbandono continua ad essere una piaga che mina ogni possibilità di razionalizzare la situazione. Se non ricordo male, nel 2000 c’erano ancora 100 000 bambini negli orfanotrofi (su 23 milioni di abitanti). Questi erano spesso tenuti in condizioni poco dignitose senza distinzioni d’età e seguiti da poco personale. Le violenze d’ogni tipo erano all’ordine del giorno. L’UE ha imposto alla Romania la chiusura di questi mega-centri. Oggi sulla carta il numero dei bambini nei centri è diminuito. La via di soluzione principale è quella degli assistenti maternali. Una un tentativo di reale soluzione dovrebbe puntare a rimuovere un back ground che ha fatto dell’abbandono una pratica comune e scarsamente sanzionata dal senso comune. Chiaramente salari più adeguati al costo della vita aiuterebbero.</FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Poi a 18 anni il bambino è messo fuori dal centro. Spesso ha terminato il liceo. Purtroppo, se non è palesemente ritardato per la mancanza di stimoli adeguati, stenta ad adattarsi al “mondo di fuori” perché è cresciuto in un ambiente con regole proprie nel quale ha sviluppato abitudini e capacità che la società “fuori” sanziona negativamente. Risultato? Ci sono molte fondazioni che con fondi stranieri danno lavoro a parecchie persone che si occupano del reinserimento sociale di questi ragazzi. Geniale.</FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Per ora basta così. La prossima volta scriverò qualcosa su quello che faccio. E magari qualche racconto di interazioni. </FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Abbiate pazienza se ci sono frasi che non hanno senso: probabilmente non vogliono dire nulla. Perdonate se ho fatto un po’ di confusione: è quello che meglio rende l’idea del mio lavoro. Non badate agli errori: l’ultima cosa che mi passi per la testa ora è leggere quello che ho scritto, accontentatevi.</FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>Siete autorizzati a segnalare errori solo se mi specificate esattamente riga e parola (capito Gioss!)</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4>Non avrei scritto questo aggiornamento senza i rimproveri bonari di Ele e Gioss. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif"><FONT size=4>Grazie all’anonimo che mi tiene compagnia da lontano<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN></FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT face="Arial, Helvetica, sans-serif" size=4></FONT>&nbsp;</P>
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        <published>2004-09-12T20:58:30Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[TORNATO]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P><FONT size=5>Salve gente sono tornato in Romania e sto lavorando con Salvati Copiii (Save the Children Romania).</FONT></P>
<P><FONT size=5>Sono qui dal 15 luglio. Al più presto riprenderò ad aggiornare il blog.</FONT></P>
<P><FONT size=5>Questa volta sono solo (sigh!)</FONT></P>
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        <published>2004-08-11T07:12:07Z</published>
        <updated>2004-08-11T07:12:07Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[EROI]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Il giorno prima di partire passo ad Unirii. Chiacchiero con alcuni ragazzi. Arriva Romica: “Iulian è all’ospedale! Lo hanno picchiato”. “Ancora i <I style="mso-bidi-font-style: normal">paznici?”</I>, chiedo. “Si”. Questi agenti di sicurezza privata sono una delle cose che più colpisce girando per le strade: s’incontrano grosse jeep parcheggiate, dentro ragazzoni con tute stile militare, manganello spray irritante ed, a volte, pistola. Sono pagati dai negozi della zona o da qualche ditta. Sicurezza privata. I ricchi, molto ricchi, devono difendersi dai poveri, molto poveri, che hanno poco da perdere. La polizia è corrotta. Leggevo su un giornale che in Romania ci sono attualmente circa 25 000 posti di lavoro vacanti, una grossa fetta dei quali è costituita dalla richiesta di “<I style="mso-bidi-font-style: normal">panici</I>”. Bulletti alti e grossi, scolarità bassa, sottopagati, auto di grossa cilindrata, divisa e manganello. Poi si accorgono di non contare nulla: impongono il loro potere sulle uniche persone che –sotto il livello della legalità- sono costrette a sottostarvi. Chiedono soldi, sigarette, se non le ricevono: giù botte. Alcuni sono anche gentil con i ragazzi, dipende. Questa è la terza volta in due settimane che Iulian è picchiato da quelli che dovrebbero essere di guardia a “Metropolie”. La volta scorsa ad Ogre avevano rotto una costola. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Corro all’ospedale, chiedo di lui, non mi dicono niente, non si fidano, riesco almeno a capire che l’hanno dimesso dopo un solo giorno di ricovero: nulla di grave. Il giorno dopo mi dicono che è tornato a vivere a <I style="mso-bidi-font-style: normal">Brancoveanu</I>, il suo vecchio canale. Aveva traslocato ad Unirii perché lì aveva avuto dei guai. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Qualcuno ha commentato la morte del giovane erasmus in Romania. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT size=4>“<I style="mso-bidi-font-style: normal">ma cm si fa dico io nel2004 ad sentire ancora cose del genere ke t feriscono così tanto da portart a pensare ke forse sarebbe meglio nn esistere proprio ke sapere ke si puo uscire d casa e nn tornarc + senza esserne colpevoli....assurdo....!ciao daniele...nn è stato necessario conoscert x capire ke avevi1cuore grande...hai salvato la vita a2ragazze xdendo la tua!!!!”<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></I></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT size=4><I style="mso-bidi-font-style: normal"><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN></I>Non conoscevo Daniele. Non so bene cosa sia successo. La notizia mi ha colpito perché ha la mia età e perché, l’hanno passato, ero erasmus come lui. Vorrei evitare di santificarlo solo perché stato ammazzato. Un eroe? Perché? Quando la pianteremo di tessere panegirici dei nostri caduti e ci sforzeremo perché la gente non muoia per delle idiozie? Scommettiamo che “l’assassino” ha un grado di scolarità basso? Che non è di famiglia benestante? Noi non siamo responsabili –almeno in parte- di questo? <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN>Forse no ma vale la pena di rifletterci.</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Daniele è un eroe! E Iulian? Un giorno è probabile che ammazzino anche lui, come ne hanno uccisi tanti. Non farà scalpore. Non ha avuto la possibilità di studiare all’estero. Non ha avuto la possibilità di studiare. Rischia di essere ammazzato per un pacchetto di sigarette o per difendere la sua fidanzata dagli insulti di un poliziotto. Gli abbiamo detto di denunciare i “paznici”: ha i documenti scaduti. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Sono rientrato in Italia da 6 giorni, a casa da 1. Nel frattempo un diciassettenne ha accoltellato un ventenne perché lo “guardava male”, in Italia. Basta eroi, basta! Lavoriamo perché i bambini di oggi abbiano la capacità di collegare il cervello, prima di sferrare una coltellata, domani. La capacità di parlare, di ascoltare. Basta retorica!</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>A Giorgia. Sicuramente sei una persona sensibile. È un episodio che colpisce, rattrista. Pensa che quando scrivi o dici qualcosa fai un atto che ha più forza di tante coltellate. Voglio credere che una frase ne possa evitare –o provocare- molte. Spero tu non ti offenda se ti do un consiglio. Se lasci stare i “<I style="mso-bidi-font-style: normal">ke, t, X</I>”, ci metti qualche manciata di secondi in più a scrivere poche righe: forse questo ti darebbe il tempo di pensare a quello che scrivi. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Se non esistessi non avrei la possibilità di essere ammazzato per “futili motivi”. “Assurdo” mi pare pensare che non esistere sia meglio!<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><o:p><FONT size=4>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><o:p><FONT size=4>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>p.s. oh! il blog è in pausa ma dal 16 luglio si ricomincia:spero di aver ricaricato le batterie. <o:p></o:p></FONT></P>
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        <published>2004-05-08T10:23:01Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Fonte WWW.ANSA.IT]]></title>
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          <![CDATA[
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<TBODY>
<TR vAlign=top>
<TD height=21><SPAN class=testopiccolobold>STUDENTE LECCE UCCISO IN ROMANIA, HA DIFESO AMICHE DA INSULTI </SPAN></TD></TR>
<TR>
<TD vAlign=top>
<P><SPAN class=testopiccolo>LECCE - Uno studente universitario leccese di 23 anni, Daniele Caiaffa, figlio del consigliere dell' Ordine degli avvocati di Lecce Giangaetano Caiaffa, e' stato ucciso a coltellate in Romania per aver reagito ai pesanti apprezzamenti rivolti da un gruppo di romeni a due ragazze italiane che erano con lui. <BR>A quanto si e' appreso, il giovane si trovava in una localita' in provincia di Timisoara dal 23 febbraio scorso per un viaggio nell'ambito del progetto 'Erasmus' organizzato dall' Universita' di Lecce, dove era iscritto alla facolta' di Giurisprudenza. <BR>L'omicidio e' avvenuto ieri sera. Il padre di Daniele Caiaffa, che e' stato informato dell' accaduto oggi dal console italiano in Romania, partira' in serata insieme con la moglie alla volta della Romania. <BR>Secondo la ricostruzione resa nota, il giovane ieri sera stava passeggiando con alcuni amici nei pressi di una discoteca, quando un gruppo di giovani romeni ha cominciato a molestare due sue amiche italiane. Daniele Caiaffa ha reagito e a quel punto uno dei romeni avrebbe estratto un coltello e colpito lo studente all' addome uccidendolo. <BR>Sono stati gli amici del giovane a rivolgersi alla Polizia locale, che avrebbe gia' fatto un identikit dell' omicida. <BR><BR></SPAN><SPAN class=data>27/04/2004 17:29</SPAN><SPAN class=testopiccolo> <A href="http://www.ansa.it" target=_blank >www.ansa.it</A><BR></SPAN></P></TD></TR></TBODY></TABLE
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        <published>2004-04-27T19:24:00Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[SIAMO TUTTI AMERICANI]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4>Oggi giornata burocratica. Alla “sectia de politia” per i documenti di due ragazze: nulla di fatto ma giovedì Leo torna alla carica. Ad un colloquio di lavoro per un ragazzo con moglie e figlia: assunto. Fotocopie a colori per non so che progetto legato al “Leonardo da Vinci” (quelli che pagheranno la mia borsa). Leo mi mostra soddisfatto il certificato di nascita di una ragazza. Credo abbia 26/27 anni: nessuno l’ha mai dichiarata all’anagrafe. Non è mai andata a scuola, non ha lavorato in regola, non si è sposata, ha un figlio di 9 anni, chiaramente anche lui non dichiarato. Leo mi mostra il certificato: “sono sei mesi che ci lavoriamo, il bambino ora va a scuola, ha quasi finito la prima classe, impara molto rapidamente: questo ci fa sentire che non lavoriamo per nulla”. In Romania chi non ha una casa di proprietà ha mille problemi per avere un documento, non solo i boschettari. I documenti provvisori alcuni li emettono, altri no: secondo come gira, quanto paghi… il dirito all’identità è solo per pochi. Senza documenti non sono neanche perseguibili se commettono reati, non trovano un posto di lavoro regolare: sono sotto il livello della legge: semplicemente, non sono. </FONT></P><BR><BR>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Stanco ed in ritardo arrivo all’appuntamento con Florin. Andiamo a vedere L’ultimo samurai. De ja vu<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>L’americano pentito sposa la causa dei più deboli. Gli indiani (o samurai che siano) comunque non vincono. L’americano perde anche lui ma, mentre gli altri crepano lui se ne torna dalla giapponesina e vive felice al villaggio. È samurai ma samurai americano. Le pallottole (made in USA) lo schivano accuratamente. È una carneficina: ma lui sopravvive e l’imperatore commosso si converte. Lui lanciato al galoppo lancia la spada come fosse un giavellotto ed un attimo dopo la ha di nuovo in mano. Kazumoto fa harakiri? Lui no: è samurai però americano. </FONT></P><BR><BR>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Usciamo dal film e sono contento: mi piacciono i lieto fine. Lo è? Sono stati massacrati tutti i samurai. Il villaggio però è salvo. È rimasto un samurai: è americano, il protagonista. Hanno vinto i buoni. Chiacchieriamo, Florin a fame, entra in un fast food: vuole un Kebab. Il body guard lo avvicina e lo prega di uscire. Inizialmente non capisco, poi mi è chiaro, entro dentro, chiedo al tipo perché abbia mandato fuori il ragazzo. Lui parla al telefono e mi indica distrattamente un cartello. Il cartello spiega che in quel locale bisogna essere vestiti in una maniera “DECENTE”. Aspetto che finisca la telefonata. Gli chiedo di spiegarmi, cortesemente, cosa intende lui per “decente”. Mi mostra con la mano gli altri clienti. “Io sono decente? –chiedo- lei è decente?”. “Si” risponde. Io sono vestito male come sempre (in particolar modo quando sono in strada). “Non capisco: mi spieghi la differenza”. “Io e lei siamo puliti”, “Quindi se uno fa un lavoro nel quale ci si sporca non ha diritto di mangiare?”. Il tipo è nervoso, lo presso sia in termini verbali che prossemici: quasi ci tocchiamo, lo sovrasto sfruttando una ventina di centimetri d’altezza in più. È il body guard più sfigato che abbia mai visto, esile come un fuscello. Si tira in dietro, ha un atteggiamento ossequiente nei miei confronti. “mi spieghi cosa è decente in questo paese?” (io intendo chiedere: “cosa significa decente in questo paese?” ma mi esprimo male). Lui mi fa: “ah in questo paese non c’è nulla di decente”. “ah no? Allora cominciamo a far uscire i clienti, a buttare fuori tutto…”. Il tipo sbianca mi chiede perché. “Non lo ha detto lei che in questo paese non c’è nulla di decente? Allora tutto qui contravviene al cartello.” Mi spiega che lui non è <I style="mso-bidi-font-style: normal">niente,</I> che esegue degli ordini, che non è <I style="mso-bidi-font-style: normal">niente</I>. Lo lascio augurandogli con tutto il cuore di trovare un lavoro che non lo faccia sentire “<I style="mso-bidi-font-style: normal">niente</I>”, che faccia sì che guardandosi in uno specchio possa vedere un uomo e non un <I style="mso-bidi-font-style: normal">niente</I>. </FONT></P><BR><BR>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Sono infuriato: in che schifo di mondo viviamo? Sono anche contento: è la prima volta che riesco ad “incartare” con le sue stesse parole un rumeno parlando la sua lingua. Florin comincia a disquisire su Ceausescu: una cosa simile non sarebbe successa quando c’era lui. Un negozio del genere l’avrebbero chiuso “ah ma le cose cambieranno?”. Lo fermo: “quando cambieranno?”. Parte per la tangente parlando di non so che. “quando cambieranno? Tu che hai intenzione di fare? –lo incalzo- fare i documenti, trovare un posto di lavoro, non pensi che questo sia un buon inizio?”. Come suo solito parla troppo, di tutto, spiega che ha l’epatite che non può lavorare come gli altri, che i documenti li ha persi, che non è così facile… e bla, bla… Sono scocciato, lo interrompo, tento di farlo rimanere in tema con quello che diciamo. Lui continua a parlare. Gli dico che il suo problema è che parla troppo ed ascolta troppo poco. Ci rimane male. “Sono due settimane che ti ascolto –continuo- è giunto il momento che anche tu mi ascolti un po’”. “Sai perché parlo troppo? -mi dice- perché ho ragione”. Già! Non ci avevo pensato. “O.K. Allora io vado: quando hai voglia di ascoltare dimmelo” e faccio per andarmene. Mi dice che “se è così, la nostra amicizia finisce qui”. Faccio spallucce: “se non mi ascolti non ti posso aiutare”. Finisco per ascoltarlo ancora io in una lunga dissertazione sul bene, il male, Adamo ed Eva, la mela, è tutta colpa loro, pensa che bello sarebbe se non l’avessero mangiata. Lascio che parli, spengo il cervello. “Hai finito? –chiedo- dimmelo, quando hai finito”. Parla ancora un po’ poi smette. Comincio a parlare io, mi interrompe. “Io ti ho ascoltato: ora ascolti tu!”. Ci prova: si vede che non riesce. Mi risponde cose non pertinenti. </FONT></P><BR><BR>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Questo ragazzo non ha imparato ad ascoltare. Il ragazzo di strada “tipo” (se esiste) ha un individualità sbilanciata sull’gruppo. L’individuo si sente principalmente parte di un gruppo e poi individuo. La principale “droga” più forte da lasciare –secondo molti- è il gruppo. La colla si riesce a lasciarla da un giorno all’altro, la strada no. Dal Brasile al Guatemala alla Romania tutti i ragazzi che cominciano un cammino per uscire dalla strada vi ritornano più volte prima di essere recuperati (se riescono). Florin è il contrario di questo stereotipo: è chiuso in se stesso. Gli altri sono solo ascoltatori –neanche troppo necessari- delle sue dissertazioni. Non ha bisogno di nessuno, non escluderei che non sia mai stato in nessuna fondazione: non crede gli serva. Non si droga: l’aurolac è una droga di gruppo. </FONT></P><BR><BR>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Che si può fare? Gli spiego che può trovare un lavoro –anche con “l’epatite cronica”- che deve fare i documenti, che è difficile, che deve volerlo lui ma che lo possiamo aiutare. Non capisce, deve avere sempre l’ultima parola. Comincio a perdere la pazienza. Penso di colpirlo al volto con un bel gancio, penso alla rotazione della sua testa, se lo colpissi al mento, alla traiettoria dei quattro denti che gli rimangono in bocca. Se solo fossi capace di non incaponirmi in questa maniera… ma potrei essere io al suo posto. Sono 45 giorni più vecchio di lui. Da piccolo ero iperattivo, ho avuto episodi di sonnambulismo, se i miei –invece di darmi tutto l’amore di cui erano capaci- mi avessero mandato in una “scuola speciale per handicappati”, come hanno fatto i genitori di Florin, cosa sarebbe di me? Quante storie ho sentito come questa? Un bambino irrequieto, che non è attento a scuola: alla scuola speciale! Perché lì li aiutano… sì, li aiutano a diventare dei disadattati. </FONT></P><BR><BR>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Lo lascio dicendogli che ora sta a lui: sa quali sono le possibilità, ora io devo pensare a quello che mi ha detto e lui a quello che ho detto io. Poi, se vorrà, sarà lui a chiedermi di aiutarlo, se no, continuerò ad ascoltarlo (o a far finta) senza interrompere.</FONT></P><BR><BR>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Sono veramente nervoso, ho parlato per oltre 2 ore con Florin e mi è sembrato di prendere a pugni un muro di gomma. Ma è lui il muro di gomma? Ho è questo mondo che respinge ogni nostro sforzo che non vada nella direzione “giusta”? Fare i documenti, trovare un posto di lavoro… e poi? Con 60 euro al mese, poi? Una famiglia, bambini? Perché? Per mandarli in strada? Avesse ragione lui? “Degiaba” (per nulla). Quante volte lo dice. Gli ho detto che per me quella parola non esiste: nulla è “per nulla”. Non riesci? Hai tentato. Almeno hai dato un senso ai tuoi giorni. Ma è così? Per me sì! ma io sono “Americano”. A me le pallottole mi fanno un baffo! Quando entro in un fast food, e si accorgono che sono Straniero, mi fanno tanto di inchino anche se puzzo perché non mi lavo da una settimana. Io faccio questa battaglia, altri 6 mesi, mi piacciono le sfide, perderò perché i boschettari –come gli indiani ed i samurai- perdono sempre, però avrò ad aspettarmi la mia giapponesina, una vita facile (e non prendiamoci per i fondelli: è una vita facile: non sappiamo cosa siano le difficoltà), un futuro limpido. I miei compagni di lotta avranno fatto harakiri o saranno ancora sul campo di battaglia io avrò finito il mio stage da samurai e mi godrò il lieto fine, come ogni buon americano.</FONT></P><BR><BR>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Ho troppe cose per la testa, corro a prendere il 79, alla fermata l’autobus si ferma, io no. Non so quanto ho corso. Sbaglio strada, torno in dietro, una, due volte, non riesco a pensare a dove vado: corro. Come Forest Gump, ricordate? Anche lui era handicappato mentale, però era Americano. Mentre gli handicappati (o presunti tali) in Romania finivano negli orfanotrofi o nella scuole speciali, in america vincevano il Super Ball. Quando Forest doveva andare a scuola, la madre andò a letto col direttore perché lo accettasse. La madre di Florin, anche se avesse voluto, dopo 8 figli, non avrebbe sedotto neanche il più infimo dei direttori. </FONT></P><BR><BR>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Arrivo ha casa stanco. Per fortuna. La stanchezza smussa i pensieri. Quelli che hanno studiato dicono che siano le endorfine. Una doccia (altro privilegio da americano) e poi giù: qualcosa su un foglio elettronico. Per dire quanto ci si senta vigliacchi ad essere insieme samurai ed americani. <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN></FONT></P>
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        <published>2004-04-20T22:11:17Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Buon compleanno Florin]]></title>
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          <![CDATA[
		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4>Quando arrivo alla stazione del metro di Unirii, sono circa da 22:30. Vicino ad una colonna, di spalle, scorgo Florin ed Anca. Mi avvicino, mi vedono. Florin non ha il solito cappotto pesante unto e bisunto né la tuta da meccanico rossa. Indossa una camicia a maniche corte nera e dei jeans anch’essi neri. E’ abbastanza sporco, come al solito. Anca è vestita in maniera eccentrica come sua abitudine: camicetta bianca, gonna colorata, foulard, scarpe da ginnastica, il rossetto sgargiante e mal messo. Mi salutano, anca mi chiede dove vado,<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>“ad una festa”, rispondo. Florin freme: “Ti sei ricordato?”, “cosa?”, “oggi è 19!”, “sì, allora?”, “è il mio compleanno”, “Oh –e mi batto una mano in fronte- mi sono dimenticato: che vergogna!”. Florin è un po’ deluso ma fa la faccia da “non ti preoccupare: tanto me lo aspettavo”. “Che vergogna –continuo io- girati: mi vergogno a guardarti in faccia”. Appena si è girato piazzo in mano ad Anca la busta, estraggo la torta, ci piazzo sopra le candeline ed accendo. Florin, nonostante i moniti di Anca perché non si giri, è già riuscito a sbirciare la sorpresa. Quando gli permettiamo di voltarsi, il suo viso è pieno di stupore. Sorride e, per un attimo, non sa che dire (solo per un attimo perché poi attacca con una delle sue conferenze su un lettore CD per computer, stravecchio, che ha trovato abbandonato). </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Spegne le candeline, mi abbraccia, mi bacia, sorride, un sorriso a trentadue denti, si direbbe, se solo li avesse tutti. Ci sediamo, Anca su una panchina con la torta e noi due in terra. Ho portato piatti e cucchiai. Immaginavo di trovare anche Anca (scusate il bisticcio). La torta è una di quelle terribili alla panna, che significa SOLO panna con qualche pezzo di frutta dentro (Fausto! A noi e Sebastiano ricorda qualcosa, no?). La tagliamo in 4. Le fette sono grandi. Io ed Anca mangiamo, Florin disquisisce di laser, voltaggi, batterie… Ventitre anni, forse la prima trota della sua vita.</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Arrivano una bambina sui 7 anni con il fratellino di un paio d’anni più piccolo. Ci guardano mangiare. Offro loro un pezzo di torta, fanno un po’ i timidi ma poi accettano. Sono sporchissimi. Florin non sembra entusiasta che io li abbia invitati al suo compleanno.<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>Anca ha finito: si è liberato un piatto per i bambini. Mangiano un po’ poi riportano in dietro mezza fetta: troppo grossa per loro. Florin sembra contento: ha finito la sua ed attacca anche la parte che i bambini hanno lasciato. “Sai –mi dice- non sopporto quegli uomini che non mangiano dove ha mangiato un altro, non siamo forse tutti figli di Adamo?”. Capisco quanto sia importante accettare cibo da loro: ti mettono alla prova: mi consideri un cane o un uomo? Mangi quello che mangio io o ti fa schifo? Ti faccio schifo?” Io mangio, Giusy non ne sarà contenta, ma io mangio. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Chiedo ai bambini dove dormono, “in un angolo” mi rispondono. Con i genitori? Da soli? Molti bambini sono mandati dai genitori a chiedere l’elemosina. Ma a questa ora… credo siano soli. Sono molto sporchi. Il bambino gioca con me a calcio con una bottiglia. La bambina contratta con Florin per un videogioco. Anca prega Florin di rimanere con lei per la notte, “Ho da fare, ti ho detto! Quando posso rimango, lo sai. Sono rimasto due volte. E poi, vuoi che mi rubino le cose?”. Arriva l’ultimo metrò Florin lo prende, va ad Armata poporului dove è il bloc nelle cui scale vive. Anca mi dice che forse va in un monastero, ma non questa notte: è troppo tardi. “Mi sento sola quando viene la notte ha detto a Florin”. Florin mi ha detto che Anca ha un cancro alla spina dorsale e soffre di nervi. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify" align=justify><FONT size=4><SPAN style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </SPAN>Prendo anche io l’ultimo metro, nell’altra direzione. Ho regalato un sorriso: sono contento. Basta così poco. Le cose sono andate come speravo, erano tre giorni che cercavo Florin: volevo dargli un appuntamento per oggi: rischiavo di mangiare tutta quella panna da solo. Ed invece tutto è andato per il verso giusto, vado a dormire contento, nel letto…io. Florin per le scale, i bambini in un angolo, Anca chissà… sono contento? che mondo di merda!</FONT></P>
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        <published>2004-04-19T21:51:08Z</published>
        <updated>2004-04-19T21:51:08Z</updated>
        
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